
Intervista a Elisa Ercoli, Presidente di Differenza Donna, e a Maria Teresa Manente, Responsabile dell’Ufficio legale: «Un passo indietro che danneggerà la parte offesa», «L’aggettivo “riconoscibile” è un attacco alle vittime».
Elisa Ercoli, Presidente di Differenza Donna, è stata intervistata dal quotidiano La Repubblica in merito al disegno di legge sulla violenza sessuale che introduce il concetto di “consenso riconoscibile”.
«L’aggettivo “riconoscibile” nel nuovo testo del ddl mi sembra un passo indietro rispetto alla tutela giurisprudenziale che avevamo raggiunto. Il consenso è consenso e basta. Come non è un “no”, è un “sì”. Non servono aggettivi». [. . .] Introducendo quel termine rischiamo di tornare a spostare l’attenzione sulla parte offesa e a chiedere alle donne di dimostrare di aver espresso il proprio dissenso in modo riconoscibile. Ma noi che lavoriamo con le donne vittime di violenza sappiamo benissimo che sono situazioni in cui spesso il consenso non viene espresso perché si resta paralizzate, non si reagisce» afferma Elisa Ercoli.
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Maria Teresa Manente, Responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna. è stata intervistata da Famiglia Cristiana.
«Fa ricadere ancora una volta la responsabilità dell’atto sulla donna che dovrà provare di aver espresso il proprio consenso con chiarezza e reiterazione anche in situazioni in cui si paralizza per la paura di essere uccisa o di ritorsione o nei casi in cui non può esprimere un valido consenso per stato di ubriachezza.
Sfido qualsiasi uomo che vuole avere un rapporto sessuale con una donna ad affermare che non sa percepire se quella donna è consenziente o no , diversamente quell’uomo starà compiendo un atto di potere, annullando la volontà e la libertà della persona che ha di fronte. NON POSSIAMO FARE PASSI INDIETRO. Ogni atto sessuale compiuto senza il consenso libero e attuale è reato di violenza sessuale» afferma Teresa Manente.
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