
Differenza Donna sui femminicidi: è l’ultimo atto di una catena di violenze, non ridurli a ‘uccisa al culmine di una lite’
“Il femminicidio è l’ultimo atto di una catena di violenze fisiche e psicologiche. Occorre andare indietro, indagare su ciò che porta al femminicidio”. Lo dice a LaPresse l’avvocata Maria Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale della ong Differenza Donna, associazione contro la violenza di genere. Si pone un tema, secondo quanto spiega Manente, di “discriminazione della donna e fino a quando non si capisce questo dato non riusciremo ad affrontare il fenomeno dei femminicidi”.
“I femminicidi sono la punta dell’iceberg della violenza domestica, di uomini contro le donne e non sono certo una emergenza – afferma – vi è una sottovalutazione del fatto che è un fenomeno strutturale dal punto di vista politico e sociale”.
Manente evidenzia che bisogna puntare anche sulla “formazione permanente e obbligatoria: nelle scuole con l’educazione alla parità di genere, corsi per le forze dell’ordine, i servizi sociali, negli ospedali e che coinvolgano anche la magistratura che si occupa di questi temi”.
“Ancora si continua a parlare di donne uccise ‘al culmine di una lite’, un femminicidio non può né deve passare come esito di una ‘lite'”. Lo dice a LaPresse Maria Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna.
“Un femminicidio è frutto della limitazione della libertà personale della donna, è controllo ossessivo, negazione dell’autodeterminazione e dell’affermazione del sé – spiega – comportamenti che toccano i diritti fondamentali della persona. Un controllo costante e totalizzante”.
Non è dunque corretto “far passare per ‘al culmine di una lite’ un femminicidio. Proviamo a immaginare cosa c’è dietro: donne che subiscono violenza”.
Spesso, evidenzia inoltre Manente, si tratta di “violenze subite non solo a casa, ma anche nei luoghi di lavoro, perché la pretesa della subordinazione della donna all’uomo è presente anche in quei contesti”.
“È necessario uno sforzo di consapevolezza rispetto ad atavici e introiettati limiti culturali che non permettono di vedere la violenza e la discriminazione che ne costituisce la radice per rendere e effettivo il diritto umano delle donne di vivere libere dalla violenza che costituisce l’ossatura di una democrazia credibile e compiuta”, sottolinea.
Tra le attività di Differenza Donna, che conta 23 tra sportelli, case rifugio e centri antiviolenza, vi è anche quella dedicata alle donne che sognano di lavorare nel mondo dello spettacolo: “Raccogliamo le loro storie e le loro denunce, ci raccontano di come e quanto subiscono molestie”.
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