Che cosa accade a una donna quando, dopo aver subito violenza, incontra il sistema?
È da questa domanda che nasce il Progetto PRISmA – Potenziare la Rete Integrata di Sostegno Antiviolenza, percorso che si è concluso il 6 luglio a Salerno con il convegno “Buone pratiche e raccomandazioni per la rete antiviolenza”.
Il 6 luglio, a Salerno, abbiamo concluso il 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗣𝗥𝗜𝗦𝗺𝗔 presentando le Linee guida PRISmA: uno strumento operativo per rafforzare il lavoro della rete antiviolenza e rendere più tempestive, competenti e integrate le risposte per le donne, le loro figlie e i loro figli, che affrontano situazioni di violenza.
In questi mesi abbiamo ascoltato territori, istituzioni, professioniste e professionisti, Centri antiviolenza e donne che hanno attraversato percorsi di uscita dalla violenza. Abbiamo reso visibile ciò che troppo spesso resta frammentato: la rete antiviolenza esiste, ma deve funzionare davvero come sistema.
Perché nella violenza maschile contro le donne il tempo non è mai neutro. Il tempo può essere protezione, oppure può diventare esposizione al rischio. Un ritardo nell’applicazione di una misura cautelare non è solo un ritardo procedurale. È un tempo in cui una donna resta scoperta. È un tempo in cui un uomo violento può continuare a controllare, minacciare, perseguitare. È un tempo in cui figlie e figli possono continuare a vivere dentro la paura.
Con PRISmA abbiamo realizzato 9 Focus Group nei territori di Lazio, Campania e Umbria, coinvolgendo 84 persone tra magistrate e magistrati, avvocate, operatrici dei Centri antiviolenza, assistenti sociali, forze dell’ordine, personale sanitario e donne impegnate in percorsi di fuoriuscita dalla violenza.
Abbiamo inoltre coinvolto 628 persone in percorsi formativi di primo e secondo livello, rivolti a forze dell’ordine, polizia locale, assistenti sociali, personale sanitario e sociosanitario, operatrici e operatori della rete SAI, avvocate, operatrici dei Centri antiviolenza, professioniste e professionisti del sistema giudiziario.
Le Linee guida PRISmA nascono per trasformare l’ascolto in responsabilità, la formazione in pratica, le buone pratiche in patrimonio condiviso.
La sfida, ora, è passare da una rete dichiarata a una rete funzionante: capace di vedere, nominare, agire e non lasciare sola una donna proprio nel momento in cui trova la forza di chiedere aiuto.
La protezione non può dipendere dalla fortuna di incontrare la persona giusta, nel presidio giusto, nel territorio giusto.
La protezione deve essere un diritto esigibile.
Il Progetto PRISmA è un progetto di Differenza Donna realizzato con il contributo del Dipartimento per le pari opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri.




