
Le parole dell’avvocata Rita Mone di Differenza Donna in un articolo su Effe riguardo alla vittimizzazione secondaria: “La legge sul consenso aiuterà il cambio di prospettiva”
L’avvocata penalista Rita Mone dell’ufficio legale di Differenza Donna è stata intervistata da Gaia Giorgetti in un articolo su Effe dal titolo “Signorina, com’era vestita quella sera?. Questa e altre 1.674 domande sono state rivolte in aula a chi ha denunciato Ciro Grillo e tre amici per stupro. Perché si colpevolizzano le donne?”
La riforma della legge sulla violenza sessuale sposterà il baricentro dello stupro dalla prova dell’uso di forza e minaccia – come è adesso – alla mancanza di consenso: finalmente ci libereremo da domande come quelle di questo processo.
La Corte di Strasburgo ha spesso richiamato l’Italia perché nei nostri tribunali si tende a colpevolizzare la vittima. Possibile che vengano fatte certe domande?
Il compito di noi avvocati dei centri antiviolenza è tenere a bada i difensori quando vogliono dimostrare che le vittime non hanno reagito adeguatamente, spostando il fulcro del processo sulla donna, anziché valutare il comportamento dell’uomo.
Chi ha il potere di zittire chi colpevolizza la donna?
Nei processi non c’è e non può esserci un decalogo per ammettere o escludere certe piste, ma il Pm può opporsi alle domande che generano sofferenze aggiuntive alle vittime. Se ne sentono di tutti i colori, noi avvocate non ci stupiamo più di tanto, anche se ci opponiamo con fermezza. La Convenzione di Istanbul, recepita anche dal nostro codice deontologico, ha scritto nero su bianco che la vittima non va colpevolizzata, ma non tutti i difensori la seguono: serve la legge sul consenso, ma bisogna lavorare anche sulla formazione e sulla cultura in generale.
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