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Dalla Svezia il “modello abolizionista svedese”: l’esperienza Erasmus+ delle nostre socie

Le nostre socie Barbara Felici, Valentina Benedetti e Gianna Giovannangeli hanno appena concluso la loro esperienza Erasmus+ in Svezia, tra Stoccolma e Uppsala. Hanno incontrato realtà straordinarie come Ebbamottagningen, Mikamottagningen, Talita e Scandinavian Human Rights Lawyers, impegnate nel contrasto al sistema prostituente, pornografia e trafficking.
Ci restituiscono la loro esperienza con questa riflessione: “È stato un viaggio importante che ci ha portate tra le strade sociopolitiche di un Paese, che ha fatto della ricerca dell’uguaglianza di genere una bandiera. Un percorso in divenire, che nasce dai saperi e dalla consapevolezza femminista. La Svezia ha puntato sul riassetto delle asimmetrie uomo-donna come formula etico-sociale ed economica di cambiamento. Grazie agli incontri e confronti con le diverse associazioni, specializzate nel contrasto del sistema prostituente, pornografia e tratta di esseri umani, abbiamo potuto approfondire il “modello abolizionista svedese”, un cammino iniziato nel 1999, pensato per correggere le asimmetrie, che non solo si possono, ma si devono superare. Il nostro ringraziamento più sentito va a Izabella, giovane sopravvissuta rumena, che onorandoci della sua storia ha distrutto il mito della prostituzione volontaria, ridefinendo con le giuste parole un sistema prostituente fatto solo di schiavitù e violenza, che mai dovrebbe essere considerato un lavoro. E grazie a Kajsa Ekis Ekman, giornalista e scrittrice, penna critica e coraggiosa, che con il suo libro “Essere ed Essere comprate” ci ha condotte alle radici dell’abbaglio culturale del sesso come lavoro.”

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