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Comunicato Stampa – Differenza Donna: “Un bambino di nove anni sta morendo. Alla madre è negato di vederlo. È l’esito disumano di decisioni fondate sulla pseudo-diagnosi di alienazione parentale.”

Differenza Donna esprime sgomento e indignazione di fronte alla vicenda del piccolo Marco (nome di fantasia), nove anni, oggi ricoverato in condizioni gravissime a causa di un tumore al cervello al quarto stadio, dopo mesi in cui i suoi malesseri – vomito, cefalee, svenimenti, alterazioni visive – sono stati attribuiti dai servizi sociali e dagli operatori giudiziari al malessere del bambino per la lontananza dalla madre, che comunque avrebbe meritato attenzione, anziché essere indagati con tempestività dal punto di vista medico.
Il caso si inserisce nel solco delle gravi criticità denunciate dalla Relatrice Speciale ONU sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem, che nel suo Rapporto del 2023 ha evidenziato come l’alienazione parentale – concetto privo di basi scientifiche e di validità clinica – venga utilizzata nei tribunali di numerosi Paesi, Italia compresa, per screditare le madri che denunciano violenza, allontanare i bambini dal loro principale caregiver e imporre misure traumatiche come i prelievi forzati e il collocamento coatto.
La vicenda di Marco e di sua madre Francesca – che ha vissuto con i figli fino a un anno fa, è incensurata, e ha denunciato abusi sessuali a danno dei bambini – è emblematica di un sistema che non solo non ascolta le donne, ma non protegge i minori, arrivando a sacrificare la loro salute, la loro integrità e il loro stesso diritto alla vita.
Una catena di decisioni istituzionali disumane.
Dalla ricostruzione pubblicata apprendiamo che:
• i sintomi di Marco erano evidenti da mesi,
• erano state richieste visite specialistiche non effettuate o ritardate,
• gli svenimenti e i problemi alla vista venivano letti come “manifestazioni psicosomatiche”,
• il malore del 16 ottobre 2024 era stato liquidato come reazione all’allontanamento dalla madre, senza ulteriori accertamenti,
• per i servizi sociali “tutto andava bene”, con relazioni che descrivevano una “perfetta integrazione” nella casa paterna, mentre il tumore cresceva.
Oggi Marco non cammina più, ha una paresi facciale, non riesce a parlare, è invalido e vicino alla morte. E nonostante ciò, la madre non può vederlo.
Questa è una disumanizzazione istituzionale, non un incidente.
È l’effetto diretto di decisioni fondate su teorie screditate, che trasformano le madri protettive in nemiche dei loro figli e i figli in strumenti di una lotta giudiziaria in cui il loro benessere non è più il centro.
Il Veneto è uno dei territori che negli ultimi anni presenta il maggior numero di:
• provvedimenti fondati sull’alienazione parentale o sue varianti lessicali,
• prelievi forzati eseguiti con forza pubblica, spesso in assenza di valutazioni aggiornate sulla salute dei bambini,
• narrazioni giudiziarie che colpevolizzano le madri che denunciano violenza,
• collocamenti in casa famiglia disposti senza un reale accertamento della capacità genitoriale paterna.
La vicenda di Marco non è un’eccezione, ma la punta estrema di un problema sistemico che Differenza Donna denuncia da anni: l’uso distorto del diritto di famiglia come strumento di violenza istituzionale.
Una violazione grave e palese dei diritti umani e dell’infanzia
Negare a un bambino morente la presenza di sua madre; attribuire a fattori “psicosomatici” sintomi di un tumore; ritardare accertamenti clinici indispensabili; allontanare i minori dal loro caregiver primario basandosi su teorie prive di validità scientifica: tutto questo costituisce una violazione dell’art. 3, 8 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, della Convenzione di Istanbul, della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, e dei più elementari principi di umanità.

𝐃𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞:

  1. La sospensione immediata di ogni misura che impedisca alla madre di vedere i figli.
    Il diritto del bambino a essere accompagnato da chi lo ama nel momento della malattia e della sofferenza è un diritto umano fondamentale.
  2. Un’indagine urgente e indipendente sull’operato dei servizi coinvolti, sulle omissioni mediche, sui ritardi diagnostici, sulle decisioni giudiziarie che hanno messo a rischio la salute dei bambini.
  3. L’adeguamento delle prassi giudiziarie italiane alle raccomandazioni ONU, che chiedono da anni di escludere l’alienazione parentale e ogni concetto assimilabile dagli atti giudiziari e dalle perizie.
  4. Una riforma strutturale che tuteli davvero i minori e riconosca la violenza maschile contro le donne come fattore determinante nei giudizi sull’affidamento.
    La storia di Marco è la storia di un bambino che poteva essere curato in tempo, e non lo è stato.
    È la storia di una madre che viene punita per aver denunciato violenza.
    È la storia di un sistema che, in nome di teorie screditate, mette in pericolo i bambini e le bambine invece di proteggerli/e.

    Differenza Donna continuerà a denunciare, documentare e combattere queste derive istituzionali, affinché nessun’altra madre e nessun altro bambino o bambina debbano subire una crudeltà simile.
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