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Progetto Nuove narrazioni per la cooperazione

Differenza Donna ONG sta realizzando, insieme ad altri partners, il Progetto “Nuove narrazioni per la cooperazione”, coordinato da Action Aid e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Iniziato il 1° giugno 2018, il progetto, oltre a Differenza Donna ONG, unisce in partenariato un’ampia rete di attori della società civile, regioni ed enti locali, quali: Terra Nuova, Helpcode, CRIC, AMREF Health Africa, ASVIS, CCI – Centro per la Cooperazione Internazionale, CIPSI, COLOMBA, Codici, COP Piemonte, Fairwatch, ISCOS, Januaforum, MAIS, Marche Solidali, Nexus Emilia Romagna, ReTe, TAMAT, Unical – Università della Calabria, AOI, Regione Piemonte, Regione Autonoma di Sardegna, Regione Marche, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Genova, Comune di Milano, e Comune di Ravenna.

Il progetto, che terminerà il 30 novembre 2019, si svolge in ambito nazionale, con un focus sulle Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Calabria, Lazio, Umbria, Marche, Emilia-Romagna, Sardegna e provincia autonoma di Trento, e nazionale ed europeo attraverso attività mirate di interlocuzione istituzionale e di networking con la società civile. È parte di un più ampio intervento che include anche il Progetto “Giovani: nuovi narratori e attori della cooperazione allo sviluppo”, coordinato da Oxfam Italia, finanziato an­ch’esso dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e rivolto al target dei giovani.

Il Progetto “Nuove narrazioni per la cooperazione” nasce in risposta alle sfide di un contesto caratterizzato dagli effetti economici e sociali della crisi economica e finanziaria del 2008, dai numeri crescenti della popolazione mondiale che soffre di fame o malnutrizione, dalla crisi migratoria e ambientale e al contempo dal diffondersi di un clima di intolleranza e sfiducia nell’operato delle ONG così dette “di sviluppo”. A pochi anni dall’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, l’opinione pubblica non solo non è ancora familiare rispetto ai temi della sostenibilità, ma è attraversata da fenomeni crescenti di radicalismo che non riconoscono l’impatto positivo delle molteplici esperienze realizzate negli ambiti indicati dell’Agenda. Si conoscono poco ad esempio le reali dimensioni numeriche e le potenzialità del fenomeno dell’immigrazione, mentre si assiste a livello globale al restringimento degli spazi di partecipazione democratica da sempre difesi dalle organizzazioni della società civile.

L’obiettivo generale del progetto è contribuire al rilancio e alla diffusione di una narrati­va positiva dello sviluppo sostenibile presso i decisori politici e le istituzioni territoriali, nazionali ed europee, fornendo un’informazione corretta e basata su dati ed evidenze che possano rafforzare il dibattito pubblico sul tema.

In particolare, il progetto è volto a:

  • Promuovere presso i rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali e europee maggiore conoscenza e analisi critica delle attuali tendenze delle politiche di cooperazione allo sviluppo, nonché un’agenda di impegni concreti per quanto riguarda la coerenza fra queste e alcuni temi cardine quali la migrazione e il com­mercio, con particolare riferimento al tema dei diritti umani;
  • Rafforzare le capacità delle istituzioni territoriali italiane di misurarsi con le sfide dello sviluppo sostenibile, comprendendo la dimensione locale e globale delle problematiche sociali e impegnandosi in un dialogo costruttivo tra cittadini e isti­tuzioni, anche attraverso la co-progettazione e lo scambio di pratiche virtuose.

Target del Progetto sono:

  • Parlamentari italiani ed europei;
  • Funzionari/e ed esperti/e dei Ministeri e delle Organizzazioni Internazionali com­petenti sul tema delle politiche di sviluppo pubbliche;
  • Funzionari ed esperti/e di Regioni, Province e Comuni.

Ruolo di Differenza Donna:

Il ruolo di Differenza Donna è quello di contribuire con uno specifico apporto al rispetto dello sviluppo della dimensione di genere. Nelle azioni di advocacy e educazione, Differenza Donna si fa promotrice dell’empowerment e della soggettività delle donne, come essenziali al potenziamento dell’efficacia dei progetti di cooperazione. In queste settimane si stanno realizzando degli incontri di in-formazione a Parlamentari e loro assistenti sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, incontri cui anche Differenza Donna partecipa con un focus sui diritti delle donne e sullo sviluppo sostenibile.

Secondo quanto fu stabilito già alla IV° Conferenza Mondiale delle donne delle Nazioni Unite del 1995 “(…) per costruire una parità di opportunità, per costruire uno sviluppo equo e sostenibile è necessario mettere al centro delle politiche la reale condizione di vita delle donne e degli uomini che è disuguale e diversa“. E per la prima volta, nel 1998, la Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo italiana riconosce quali strategie e metodi di intervento prioritari “l’analisi e la pianificazione di genere nella concezione, nel disegno e nella realizzazione di ogni iniziativa di cooperazione, sia a livello macro che micro, e nella definizione e attuazione delle politiche e degli interventi di carattere generale in materia di cooperazione».

1 Aprile 2019 - Formazione a cura di Sabrina Frasca, Esperta di genere Differenza Donna

Nel Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2017-2019 della Cooperazione Internazionale dello sviluppo sparisce la questione di genere tra le priorità della Cooperazione Italiana. Ma quanto costa non investire sul cambiamento delle relazioni di genere? Il “giacimento di PIL potenziale” è quella quota di crescita in più che l’Italia potrebbe esprimere e che viene invece abbandonata in una “miniera nazionale” di risorse e di stimoli mai davvero sfruttata.

Il calcolo lo ha presentato Bankitalia: se raggiungessimo il traguardo fissato dal Trattato di Lisbona – un’occupazione femminile al 60 per cento – il nostro Prodotto interno lordo aumenterebbe del 7%. Un’elaborazione simile torna in uno studio di Confartigianato dal titolo evocativo «Donne che resistono».
Se l’Italia passasse dal dato attuale di occupazione femminile (46,1%) alla media dell’area Euro (58,1%) si produrrebbe un incremento della ricchezza nazionale (PIL) pari a quella che abbiamo faticosamente accumulato in dodici anni dal 1998 al 2010. Quindi promuovere la presenza delle donne sul mercato del lavoro non è solo una questione di equità, è una questione di benessere, un investimento sul futuro di tutti.

La crescita economica è intrinsecamente connessa con il genere. Le diseguaglianze di genere ostacolano il benessere condiviso. Per essere davvero inclusivo ed equo rispetto al genere, un modello di crescita deve creare le stesse opportunità di lavoro per donne e uomini. Questo richiede che i diritti umani vengano adottati dai decisori come guida e cornice normativa per le politiche, e impone di ripensare il ruolo delle politiche economiche su larga scala, incluse quelle che riguardano il commercio, le industrie, la macroeconomia, la finanza e le politiche di investimento (fonte: Ingenere 2019).

Discriminazione di genere

 

Raccomandazioni:

Sulla base delle nostre esperienze proponiamo 10 raccomandazioni per impostare progetti di sviluppo efficaci ovvero inclusivi delle donne e basati sull’empowerment femminile:
1. Le iniziative progettuali devono sempre includere le donne ed essere basate sul contrasto delle discriminazioni e delle violenze di genere in ogni fase del progetto (ovvero in fase di ideazione, gestione, monitoraggio e valutazione), tenendo in considerazione i diritti delle donne così come sono dichiarati nella Convenzione di Istanbul.

2. Le ONG che operano nel campo della cooperazione internazionale devono formare il proprio personale in modo che possa intervenire in modo competente a sostegno dei diritti delle donne e delle bambine, in modo da includere nella progettualità i diritti delle donne e, nello stesso tempo, coinvolgere nei progetti di cooperazione internazionale le associazioni locali e italiane competenti nel contrasto alla violenza e alla discriminazione di genere, onde assicurare efficacia e sostenibilità alle azioni.

3. I progetti della cooperazione italiana allo sviluppo devono tenere in considerazione la Convenzione di Istanbul. In questo modo garantiscono anche il benessere di tutte le persone che dipendono dalle donne.

4. I progetti di cooperazione, per garantire la sostenibilità dell’applicazione e dell’implementazione delle norme contenute nella Convenzione di Istanbul, devono promuovere l’em­powerment delle donne e delle organizzazioni che rappresentano e rivendicano i diritti delle donne attraverso metodologie condotte direttamente dalle stesse donne.

5. I progetti devono tener conto degli aspetti connessi a:
-Visibilità delle donne (dati disaggregati per genere) ed emersione della discriminazione e della violenza;
-Prevenzione, cambiamento culturale, sensibilizzazione nelle comunità, inclusione dei diritti delle donne e delle bambine nelle politiche pubbliche;
-Protezione (legale, sanitaria, ospitalità in caso di pericolo, umanitaria) contro ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti di donne e bambine.

6. Le agenzie di cooperazione internazionale devono definire e rispettare le politiche e le adeguate regolamentazioni tecniche, basandosi sull’approc­cio a doppio binario, ovvero da un lato destinando fondi specifici all’empowerment delle donne, dall’altro sostenendo il mainstreaming dell’equità di genere in tutti i progetti, in modo che sia assegnata una priorità nella selezione dei progetti attenti al genere e promuovendo l’imple­mentazione della Convenzione di Istanbul. E’ necessario che venga fatto periodicamente un monitoraggio sulla quantità e sulla qualità dei progetti attenti alla dimensione di genere.

7. I donatori internazionali privati e pubblici, in particolare l’Unione Europea, devono prestare maggiore attenzione al fatto che metà della popolazione che vive sulla terra è di genere femminile e, nella maggior parte dei casi, è discriminato in modo tale da non poter contribuire allo sviluppo. Questo deve valere per i programmi di sviluppo e per i programmi di emergenza.

8. Le ONG e le agenzie nazionali e internazionali di cooperazione devono sostenere azioni di advocacy insieme alle organizzazioni femministe locali e devono supportare i processi di self­ advo­cacy intrapresi da queste stesse organizzazioni.

9. Le ONG e le agenzie nazionali e internazionali di cooperazione devono promuovere passaggi di competenze e processi di cooperazione sud­-sud, in modo da rafforzare le organizzazioni di donne locali e la sostenibilità̀ dei processi di sviluppo.

10. Le ONG e le agenzie nazionali e internazionali di cooperazione devono intraprendere percorsi interni di riflessione e cambiamento rispetto alle proprie capacità di inclusione delle donne e del tema dell’empowerment delle donne, promuovendo la sinergia con le organizzazioni femministe e, soprattutto, con le associazioni di donne impegnate contro la violenza e la discriminazione delle donne.

https://www.narrazionidellacooperazione.it/category/calendario-eventi/

 

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